Vespa 50 Prima Serie

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La Vespa 50 Prima serie

Nel 1963 nasce la prima Vespa 50

La 50 prima serie del 1963
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La 50 prima serie del 1963
Fino agli anni 60, la vespa di cilindrata 125 o 150 era il classico mezzo familiare adatto a tutte le esigenze ma nel 1962, con l'introduzione della targa obbligatoria per i veicoli di cilindrata superiore ai 50cc, il mercato degli scooter subì una forte scossa. La risposta fu immediata: nel 1963 l’ ingegnere Corradino D'ascanio, che mirava a differenziare il pubblico dei clienti Piaggio, ebbe l’idea di realizzare un mezzo adatto anche ai piu' giovani: la VESPA 50, che senza obbligo di targa nè patente, scavalcò la crisi generata dal vincolo normativo, ottenendo un immediato successo.

I giovanissimi, che fino ad allora rappresentavano un piccola parte del target Piaggio, diventavano, con il loro crescente peso nella vita sociale e nei consumi, i principali referenti dell'azienda e i primi entusiasti acquirenti del veicolo che si guidava a soli 14 anni senza patente e difficoltà, soprattutto per il pubblico femminile, grazie al suo peso limitato a 66 kg e alle piccole dimensioni. Il modello base era commercializzato a 102.000 Lire.

Il motore, rispetto alle sorelle di maggior cilindrata, è completamente ridisegnato: efficiente ed affidabile, è una vera pietra miliare nella storia della Vespa. Molto robusto, venne usato anche su modelli di cilindrata maggiore e addirittura sull'Ape 50. Il cilindro è inclinato a 45°, questo significa ingombro ridotto quindi la possibilità di essere montato in spazi ridotti come il telaio della Vespa 50, cilindrata 49,77 cc, alesaggio per corsa 38,4 x 43 mm e distribuzione rotante, potenza di 1,45 cv a 4500 giri al minuto, R/C 1:7,2. Il cambio a 3 velocità, inizialmente veniva comandato da una crociera con 2 scorrevoli, divenuti 4 col tempo, regalando maggior precisione e resistenza. La velocità massima, limitata dal codice della strada a 39,5 km/h, era ottenuta depotenziando il motore tramite una strozzatura nel collettore di scarico. Una volta scoperto l'arcano e tramite passaparola, veniva poi smontato dai possessori di Vespa lo scarico e riallargato il condotto, al fine di ripristinare la reale potenza del motore, le cui caratteristiche lo rendono particolarmente "amichevole": silenziosità meccanica e di scarico, elasticità di marcia (consente la partenza in seconda, agevolando i principianti) e facilità d'avviamento, grazie alla pratica conformazione del pedale di avviamento. A motore freddo basta una pedalata per avviare il motore, a caldo risulta agevole pur stando in sella, con una leggera pressione della leva. La frizione è a dischi multipli a bagno d'olio, ispezionabili tramite uno sportello a lato, sul quale è collegata la leva del comando della frizione. L'accensione Funziona con miscela al 2% di olio: ciò consente un notevole risparmio sulle spese di carburante che, mediamente, è di un litro ogni 60/65 km; il serbatoio ha una capacità di 5,2 litri compresa la riserva. Il carburatore, un Dellorto da 14 mm di diametro connesso al motore tramite un lungo collettore di aspirazione, si inserisce nella parte anteriore centrale della scocca ed è raggiungibile dall’alto, sfilando il portaoggetti in plastica posto sotto la sella. Stando seduti in sella sono facilmente accessibili anche il comando del rubinetto miscela e quello dell'aria del carburatore.

La sospensione anteriore è formata dal tipico biscottino oscillante con molla ed elemento ammortizzatore in gomma, mentre quella posteriore è caratterizzata da una molla elicoidale biconica con ammortizzatore idraulico, decisamente più confortevole di quella anteriore. Le ruote sono a sbalzo, con pneumatici 2,75x9" Michelin montate su cerchi in acciaio stampato, attacco a 4 bulloni.

La sella montata originariamente è singola, molto larga e comoda anche per lunghi tragitti, ma come optional molti acquirenti sceglievano quella lunga "Turismo".

E' presente uno sportello di accesso al motore piccolo che nei modelli fino al 1965 si fissa inserendo i due tondini saldati allo sportellino nei due fori in basso sul telaio, mentre in seguito avra' gli attacchi incernierati direttamente al telaio come tutte le Vespa con telaio stretto; il convogliatore dell’aria è anch'esso piccolo.
La pubblicità della 50N
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La pubblicità della 50N
Il telaio, molto più stretto rispetto ai modelli precedenti, è formato da una scocca portante in acciaio stampato; nella parte superiore del manubrio, realizzato in pressofusione, c’è un foro cilindrico chiuso da un tappo di plastica nero con lo stemma Piaggio, al posto del quale si poteva montare come accessorio il contachilometri.
Il contachilometri fornito come accessorio
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Il contachilometri fornito come accessorio

Le dimensioni del "Vespino", come veniva affettuosamente chiamato, sono lunghezza 1,630m, larghezza 0,610m, altezza 0,980, peso a vuoto 70,5 kg. Il sollevamento del mezzo avveniva tramite cavalletto centrale, che richiedeva uno sforzo minimo. Il telaio era uno dei punti di forza: eccellente la stabilità, era ottenuta con un corretto posizionamento delle masse e del baricentro, con uno studio della distribuizione dei pesi e l'efficacia delle sospensioni. Tutto questo rendeva la Vespa estremamente sicura e maneggevole, complice l'ampio raggio di sterzata e l'interasse ridotto.

I profili della pedana sono in gomma, la scritta vespa 50 di alluminio autoadesivo blu. Il fanalino posteriore veniva realizzato dalla SIEM, in lega d'alluminio verniciato del colore della Vespa, con catadiottro incastonato e cornicetta in metallo. Non e' presente nessun tipo di bordo scudo.

Il primo modello di Vespa 50 veniva venduto con colore unico, l’inconfondibile verde cod. max mayer 1.298.6301, mentre dal 1964 vennero aggiunti il rosso e il grigio ametista.

Caratteristiche uniche della Prima Serie

I modelli di Vespa 50 prodotti negli anni 1963 e 1964 sono caratterizzati da alcuni particolari che non si trovano in seguito su nessun altro modello e precisamente:

  • Calottina cilindro in metallo
  • Attacco candela in ferro zincato
  • Sportellino piccolo
  • Fanalino posteriore in metallo verniciato
  • Sellino singolo triangolare
  • Portapacchi in metallo

La calottina fosfatata

Plastica e metallo a confronto
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Plastica e metallo a confronto
E' uno degli oggetti che, come ben sanno coloro che si sono cimentati nel restauro di una 50 Prima Serie, è tra i piu' difficili da reperire e, laddove si trovasse, i prezzi sono estremamente elevati arrivando a cifre ragguardevoli spesso vicine ai 100 euro.

La calottina, che in seguito venne realizzata in plastica, era in origine in lamiera fosfatata; la fosfatazione e' un trattamento chimico fisico protettivo delle superfici metalliche che consente di depositare su di esso un sottile strato di fosfati, questi rendono la superficie leggermente porosa e permettono la formazione di un velo d'olio che preserva il metallo nel tempo e nonostante le alte temperature del gruppo termico sottostante.

C'e' stata negli anni '70 la malaugurata e deplorevole abitudine di molti meccanici di sostituire la calottina in metallo con quelle in plastica anche perche' spesso era consuetudine elaborare i motori delle Vespe 50 sostituendo il gruppo termico con quello delle versioni successive quando non addirittura con gruppi termici di cilindrate superiori che necessitavano di calottina in plastica di maggiori dimensioni.

Nella categoria restauro viene spiegato come restaurare la calottina nel miglior modo (quantomeno esteticamente) che spesso, se presente, e' rovinata, scrostata o verniciata in altri colori.




Attacco candela in ferro zincato

Lo sportellino piccolo

Lo sportellino coprimotore, fissato con una levetta, è asportabile e permette l'accesso immediato alla candela così come agli altri organi del propulsore immediatamente dietro allo stesso. Questa soluzione, da un lato può essere utile facilitando le operazioni di manutenzione ma, dall'altro, presenta lo svantaggio di facilitare il malaugurato furto dello sportello. Nei modelli fino al 1965 si fissa inserendo i due tondini saldati nei due fori in basso sul telaio, mentre in seguito avra' gli attacchi incernierati direttamente al telaio come tutte le Vespa di telaio stretto. Lo sportellino di ispezione motore ha dimensioni ridotte, infatti sui modelli successivi fu modificato, ingrandendolo, in modo da accedere alla candela per le operazioni di pulizia e manutenzione in modo più facile.

Il fanalino posteriore in metallo

Il nuovo fanalino posteriore è costruito in fusione d'alluminio, verniciato del colore della vespa; la parte in plastica ha il catadiottro incastonato. Nei telai successivi al 49125 il fanale posteriore viene sostituito con quello classico tutto in plastica sempre Siem.

Il sellino triangolare

Il sellino della 50 Prima serie
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Il sellino della 50 Prima serie
La sella piccola triangola e' una delle caratteristiche tipiche della 50 Prima Serie, originali se ne trovano purtroppo pochissime poiche' in quegli anni era consuetudine o non farla neppure montare dal concessionario sostituendola con una piu' comoda sella lunga, o sostituirla in seguito. La sella, ricoperta in similpelle di colore blu scurissimo, era incernierata alla parte anteriore del telaio permettendo in questo modo di accedere al vano portaoggetti, nella Prima Serie più largo che nelle successive; per fissare la sella posteriormente era presente una vite con pomello in plastica che si andava ad impanare in un apposito foro presente sul serbatoio.
omologazione special con sellino singolo (1972)
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omologazione special con sellino singolo (1972)

Queste normalmente marcate Aquila Made in Italy oppure Aquila Continentale erano prodotte dalla relativa azienda (ormai chiusa da anni) che produceva le selle per l'intera gamma Vespa Piaggio.

Di selle triangolari ne sono stata prodotte di due tipi, una con molla esterna a vista per la Prima Serie anni 1963 e 1964, ed una con molla coperta (chiusa da uno scatolato) per le serie successive in quanto la sella singola poteva essere fornita anche per le prime versioni della Vespa 50 Special prima serie.

Oggi sul mercato si trovano delle discrete riproduzioni di entrambe le selle a costi pero' proibitivi, si va dagli 85 euro sino ad arrivare ai 105 euro.

Il portapacchi in metallo

Il portapacchino in metallo
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Il portapacchino in metallo
Era montato sul telaio dietro la sella singola triangolare anche se molto spesso sella e portapacchi venivano sostituiti dalla sella lunga che permetteva maggiore comodita' e, anche se proibito in quanto la Vespa 50 era omologata per il solo guidatore, la possibilita' di portare un passeggero.

Oggi trovare uno di questi portapacchi e' abbastanza difficile, il costo dell'usato originale si aggira intorno ai 60/70 euro mentre si trovano delle riproduzioni, realizzate pero' in lamiera piu' fina e meno robusta a cifre intorno ai 50 euro. Oltre al modello in foto esisteva anche il tipo allungato da utilizzare sui telai di generazione successiva, quelli cioe' con la vaschetta portaoggetti più corta e quindi con i fori per il fissaggio del portapacchi al serbatoio più avanzati.




Il portaruota di scorta

Il portaruota di scorta della Prima Serie
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Il portaruota di scorta della Prima Serie
Altro oggetto originale dell'epoca fornito come accessorio, era il portaruota di scorta, quello della Prima Serie era diverso da quelli realizzati successivamente per i modelli L ed R.

Si poteva togliere la ruota dal supporto senza l'aiuto di chiavi, aveva infatti una levetta di chiusura a vite che ricordava nella forma quella di chiusura dello sportellino e quella per aprire e chiudere la benzina oltre ad avere il corpo in metallo verniciato nel colore della Vespa. Portaruota per le vespe con ruote a 4 bulloni non e' difficile trovarne, ma reperire questo modello in particolare oggi è praticamente impossibile se non cercando con cura tra i mucchi di vecchio materiale nelle bancarelle delle mostre mercato dedicate alla Vespa.