Pinasco 121cc
Da VRwiki.
La "Gruppi Originali Andrea Pinasco" è senza dubbio stata la prima casa di elaborazioni italiana a creare una famiglia di cilindri in alluminio per motori ET3/Primavera 125.
Il titolare era a quel tempo Andrea Pinasco, un eccentrico e geniale motorista Ligure.
I suoi kit furono concepiti per essere montati semplicemente togliendo il gruppo termico originale per montarci la nuova termica Pinasco, da qui la dicitura "Gruppi Originali Pinasco".
Inizialmente Pinasco creò il modello "Doppia Aspirazione", un kit con alesaggio come l'originale Piaggio 55 mm X 51 mm di corsa = 121 centimetri cubi.
Pare che l'uscita sul mercato di quel kit del geniale Andrea Pinasco sia stata intorno all'anno 1969.
Il kit era composto da cilindro in alluminio, pistone dedicato ma con diversa forma dall'originale Piaggio, testa dedicata e ricalcolata nell'RC (Rapporto di Compressione) e collettore sdoppiato in acciaio zincato (venduto in seguito in alluminio) collegandosi col condotto basso alla flangia del carter originale e il condotto più alto entrando direttamente nel cilindro con sistema Piston Ported, ovvero con sistema di aspirazione regolato dal movimento del pistone e fase regolata dal suo mantello.
il Cilindro Pinasco Doppia Alimentazione aveva 2 luci principali di travaso (come l'originale Piaggio Primavera) e una unghiata frontescarico con foro (molto piccolo) di by pass rettangolare praticato sul pistone nella parte alta.
Questo kit godeva come detto, dell'allora rivoluzionario "cilindro in alluminio con riporto cromato", una autentica chicca dato che la termica originale era in ghisa.
Il riporto cromato era eseguito dalla nota ditta Gilardoni di Mandello Lario (Como). Purtroppo però col tempo quel riporto tendeva a usurarsi a tal punto che con lo scorrere dei segmenti e del pistone la canna perdeva il riporto e faceva "affiorare" l'alluminio sottostante (questo però dopo moltissimi km)
Quel kit si poteva montare senza variare il diametro carburatore mantenendo l'originale SHB 19/19, l'altra opzione prevedeva (in futuro) invece l'utilizzo del carburatore di maggior diametro PHBL 22/24
Le prestazioni dichiarate da Pinasco al tempo (intorno agli inizi degli anni '70) da un servizio sulla nota rivista Motociclismo su una sua Vespa da gara davano circa 12 cv.
Nel 1976 la Piaggio "sforna" un nuovo modello di "Vespa Smallframe", la 125 Primavera ET3, la versione migliorata della 125 Primavera con cilindro in ghisa passato dai 2 travasi principali della Primavera ai 3 travasi dell'ET3.
Andrea Pinasco non si fa cogliere impreparato e fa uscire la sua nuova creazione, il PINASCO 3 TRAVASI uguale internamente al cilindro in ghisa originale Et3 ma anche questo in alluminio con riporto cromato sempre dalla nota Gilardoni.
Anche questo kit utilizzava lo stesso pistone del precedente "doppia alimentazione" ma a un segmento facendo rimanere invariata la cilindrata a 121 cmc (alesaggio/corsa 55 mm X 51 mm) altra differenza sul pistone era nel foro di by pass per il 3° travaso fronte scarico, foro che ricopiava nella sua forma rettangolare l'originale Piaggio Et3.
A questo kit veniva associata la nota "Marmitta Bianca" sempre di sua produzione, una marmitta a espansione a "doppia camera" creata per i suoi kit ET3/Primavera che di fatto esteriormente era uguale all'originale "siluro" dell'ET3 ma colorata di bianco con in bella vista il suo logo al tempo color giallo/nero, il carburatore rimaneva l'SHB 19/19 originale montato di serie sulla Et3.
La potenza dichiarata da Pinasco era di 7 cv. Anche questo kit Pinasco seguiva la filosofia originaria per cui al montaggio non si doveva fare alcuna modifica al motore nè al basamento.
Arriviamo a metà degli anni '80, oramai i motori lamellari nel Cross e nella Velocità hanno preso il sopravvento e anche qui Andrea Pinasco non si fa cogliere impreparato e sforna un'altra vera e autentica novità, il "PINASCO AD IMMISSIONE INTERAMENTE LAMELLARE AL CILINDRO"
Se con i kit 125 precedenti Pinasco seguì l'ottica della Piaggio nel numero di travasi e suo sistema di immissione, nel nuovissimo Pinasco Lamellare cambiava completamente qualsiasi aggancio con ciò che si era visto fino a quel momento coi suoi Kit 125 per "telai piccoli".
Il nuovissimo Kit Lamellare era composto da un cilindro in alluminio col nuovo riporto antiusura in "Nikasil" (sempre creato da Gilardoni) ma stavolta con 5 travasi di immissione, 4 principali e 1 fronte scarico aperto di collegamento tra il vano del pacco lamelle e la camera di combustione.
L'alesaggio e corsa rimanevano invariati (sempre 121 cmc) ma il pistone sempre a 1 segmento guadagnava un foro quadrato di una certa grandezza nella parte alta che bypassava la miscela dal suo interno verso il travaso fronte scarico.
Il pacco lamellare aveva 4 petali con lamelle in fibra di vetro (vetronite) e il telaio del pacco lamelle era in alluminio con sedi gommate dalla Adige, nota azienza di materiali di attrito.
La testa vedeva finalmente l'adozione di una banda di Squish ma a kit montato il suo spessore rimaneva comunque alto.
Il collettore prevedeva il montaggio di un carburatore Dell'orto PHBL 24 con codice regolazione uguale a quello dell'allora notissima Cagiva 125 Elephant, una moto da enduro molto in voga in quegli anni.
Date le sue caratteristiche fu una autentica rivoluzione come kit per Vespa ET3 e Primavera in casa Pinasco, e restò in produzione fino alla fine degli Anni '80.
La potenza che sviluppava, secondo il catalogo Pinasco del 1985, era di 10 cv circa.
